Intervista · 20 luglio 2026
Intervista a Paolino Virciglio
AI Marketing, automazioni e Agenti AI per il business del futuro.
con Paolino Virciglio

Co-fondatore di FaccioIO, divulgatore e autore. Aiuta agenzie e aziende a integrare l'Intelligenza Artificiale nei processi di business, superando l'hype mediatico per costruire automazioni e Agenti AI capaci di generare valore reale.
Redazione: Ciao Paolino! Come racconteresti in pochissime parole chi sei, cosa fai oggi e il filo conduttore della tua carriera?
Paolino Virciglio: Sono ingegnere delle telecomunicazioni di formazione, ma il mio percorso è passato per il poker professionale, l'ecommerce e l'advertising prima di arrivare dove sono oggi, presidente e co-founder di FaccioIO SRL, un'azienda che progetta AI Agents e automazioni per aziende ed è composta da un team di 11 persone.
Il filo conduttore è la curiosità e la voglia di continuare a evolvermi. Non mi sono mai fermato su una competenza, appena un settore o uno strumento cambiava andavo a capire cosa c'era dopo. Dal poker all'ecommerce, dall'advertising alle automazioni fino agli AI Agents, ogni passaggio è nato dalla stessa domanda: cosa sta cambiando adesso e come posso evolvermi, con metodo e non solo per moda.
Dalla SEO all'insegnamento: le radici del percorso
Redazione: Il tuo percorso parte da lontano. Qual è stata la scintilla iniziale che ti ha fatto scegliere il digital marketing quando muovevi i primi passi?
Paolino Virciglio: Dopo otto anni come giocatore professionista di poker avevo messo da parte un capitale e da sempre avevo voglia di aprire una mia attività. Ho aperto AthletiCat, un ecommerce di prodotti artigianali in legno per gatti, e lì mi sono scontrato con la realtà: non basta avere un buon prodotto, bisogna saperlo vendere online. Fare ecommerce, pubblicità, analytics, SEO,ecc..
Ho iniziato a studiare per conto mio, poi con Studio Samo, e da lì è partita una collaborazione che negli anni mi ha portato a diventare responsabile del reparto advertising online, docente e consulente, fino a scrivere tre libri sull'advertising su Meta e insegnare in università. La scintilla, in pratica, è stata la necessità concreta di far funzionare il mio primo ecommerce.
Redazione: Sei stato per anni docente per Studio Samo. In che modo insegnare agli altri ha migliorato il tuo modo di fare consulenza?
Paolino Virciglio: Insegnare mi ha insegnato soprattutto ad adattarmi al livello di chi ho davanti. In aula impari velocemente che non puoi usare lo stesso registro con tutti: a volte devi essere tecnico e preciso, altre volte devi tornare alle basi e spiegare con parole semplici, altrimenti perdi le persone.
L'altra cosa che mi porto dietro è l'importanza degli esempi pratici. Un concetto astratto, se lo colleghi a qualcosa di reale e concreto che la persona già conosce, diventa immediatamente più chiaro. Questo approccio lo uso ancora oggi in consulenza: prima capisco con chi sto parlando, poi calibro il linguaggio e porto sempre esempi concreti invece di restare sulla teoria.
La svolta dell'Intelligenza Artificiale e la nascita di FaccioIO
Redazione: Quando hai capito che i vecchi paradigmi del marketing non bastavano più e che l'AI era la strada da percorrere?
Paolino Virciglio: Il primo vero impatto è stato con l'AI generativa, quando abbiamo iniziato a usarla per creare i copy delle ads, per analizzare le leve di marketing e studiare angle e pain point. Lì ho capito che non era solo uno strumento in più. Era come lavorare con dei superpoteri: quello che prima richiedeva ore di analisi e bozze diventava questione di minuti, con una qualità di partenza già alta.
Da quel momento ho capito che i vecchi paradigmi, fatti di processi lenti e manuali, non reggevano più il confronto. Chi avesse imparato a integrare l'AI nel proprio modo di lavorare avrebbe avuto un vantaggio competitivo enorme, e ho deciso che quella era la strada da seguire.
Redazione: Qual è stata la sfida più complessa nel trasformare l'integrazione di AI e automazioni in una vera e propria azienda strutturata?
Paolino Virciglio: La sfida più grande è stata educare il mercato prima ancora di vendere. Molte aziende non hanno ancora le idee chiare su cosa sia davvero un AI Agent, spesso lo confondono con un chatbot o con l'ennesima moda del momento. Gran parte del lavoro, soprattutto all'inizio, è stato spiegare da zero cosa significa concretamente integrare l'AI nei processi aziendali, prima ancora di poter proporre una soluzione.
L'altra sfida è stata trovare il giusto equilibrio tra velocità e struttura. L'AI cambia letteralmente ogni settimana: se costruisci processi troppo rigidi rischi di restare indietro, ma senza nessuna struttura non riesci a scalare né a garantire qualità costante. Dare a FaccioIO processi solidi e ripetibili, restando comunque abbastanza flessibili da adattarci in fretta a ogni cambiamento tecnologico, è stato probabilmente il lavoro più difficile.
Redazione: Al di là dell'hype, qual è il problema concreto e quotidiano che le aziende ti chiedono più spesso di risolvere con gli Agenti AI?
Paolino Virciglio: Il problema più ricorrente è la gestione del customer care, in tutte le sue forme: telefonico, via chat, via WhatsApp. Che si tratti di aziende B2B industriali o di ecommerce B2C, il bisogno è sempre simile: rispondere velocemente e in modo costante a clienti che fanno domande ripetitive, senza tenere impegnato il team su richieste che potrebbero essere gestite da un agente AI ben progettato.
Non è un problema affascinante da raccontare, ma è quello che impatta di più sul lavoro quotidiano delle aziende, ed è dove un Agente AI fatto bene fa la differenza più immediata e misurabile.
Strategia, operatività e l'evoluzione del lavoro quotidiano
Redazione: Qual è l'errore strategico più grande che i professionisti del marketing stanno commettendo oggi nell'approcciarsi all'Intelligenza Artificiale?
Paolino Virciglio: Ne vedo principalmente due. Il primo è vivere l'AI come una minaccia invece che come uno strumento: chi ragiona in questo modo si mette sulla difensiva invece di imparare a usarla a proprio vantaggio.
Il secondo è pensare che l'AI sia solo ChatGPT. Molti professionisti sono fermi a competenze di un anno e mezzo fa, senza sapere cosa significhi oggi costruire agenti, automazioni o flussi di lavoro reali con l'AI.
Redazione: Qual è la prima automazione che un freelancer o una piccola agenzia dovrebbe implementare subito per recuperare ore di lavoro?
Paolino Virciglio: Non ce n'è una sola, ma quattro che secondo me fanno la differenza da subito:
La gestione dei lead, per non perdere tempo (e opportunità) a smistare manualmente ogni contatto che arriva. La gestione dei preventivi, che spesso è un lavoro ripetitivo e standardizzabile ma viene ancora fatto a mano ogni volta. La reportistica clienti, che di solito è la parte più noiosa e time-consuming del lavoro, ma anche la più facile da automatizzare con dati che già hai. E la generazione di contenuti e copy, dove l'AI può darti una prima bozza solida su cui poi lavorare, invece di partire dal foglio bianco.
Se dovessi consigliare da dove iniziare, direi: parti da quella che ti ruba più ore ogni settimana.
Redazione: Come si riesce a fare divulgazione strutturata e scrivere libri su tecnologie che cambiano letteralmente a cadenza settimanale?
Paolino Virciglio: La chiave è concentrarsi sulla strategia e sui framework di ragionamento, non sui singoli tool. Gli strumenti cambiano ogni settimana, ma il modo di ragionare su come strutturare una campagna, come analizzare i dati o come impostare un processo resta valido molto più a lungo.
Se scrivi un libro spiegando passo passo come si usa un tool specifico, rischi che sia già superato quando viene pubblicato. Se invece insegni il framework, il metodo con cui affrontare un problema, quello resta utile anche quando gli strumenti sotto cambiano completamente. Poi, certo, il tool giusto in un dato momento va comunque conosciuto e usato, ma la parte che vale la pena scrivere e insegnare è quella strategica.
Detto questo, se scrivi un libro su una tecnologia specifica sai già in partenza che avrà una scadenza e che prima o poi andrà riscritto quasi da zero. È il prezzo da mettere in conto quando scegli di scrivere su qualcosa che si muove così in fretta.
Competenze future e il ruolo dell'elemento umano
Redazione: Se oggi avessi vent'anni, su quali competenze specifiche investiresti i tuoi prossimi sei mesi di studio per entrare nel mercato?
Paolino Virciglio: Mi metterei a studiare e testare quanti più tool possibili nel campo dell'AI. Non uno o due strumenti in profondità e basta, ma un'esplorazione ampia: modelli diversi, piattaforme di automazione, tool di generazione contenuti, ambienti di sviluppo AI-assisted. In sei mesi, con questo approccio, ti costruisci un'intuizione su cosa funziona per cosa, che oggi vale più di qualsiasi competenza tecnica isolata, perché ti permette di scegliere lo strumento giusto per ogni problema invece di forzare sempre la stessa soluzione.
Redazione: Man mano che gli Agenti AI diventano più autonomi, quale abilità puramente umana rimarrà insostituibile sul mercato?
Paolino Virciglio: Il rapporto umano con il cliente. L'empatia, la relazione, il saper fare le domande giuste restano cose che uno strumento, per quanto autonomo, non sostituisce davvero. Il contatto umano sposta ancora, soprattutto nei momenti che contano: la fiducia che porta a una vendita, la conversione finale, spesso passano da lì.
E poi c'è un'altra abilità che diventerà sempre più centrale: saper istruire bene un'AI. Come dicevo prima, se un agente lavora male è quasi sempre perché è stato istruito male. Capire come guidare, correggere e far ragionare bene una macchina è già oggi, e lo sarà sempre di più, una competenza profondamente umana.
Redazione: Qual è il consiglio più controcorrente o impopolare che ti senti di dare a chi vuole fare un percorso simile al tuo oggi?
Paolino Virciglio: Non fare l'università se vuoi lavorare in questo settore. Lo dico da ingegnere e laureato magistrale, quindi non è la posizione di chi non ha mai provato quella strada. So che è un consiglio scomodo, ma impegnarsi in un percorso di 3 o 5 anni su una tecnologia che cambia a questa velocità è rischioso. Non è nemmeno solo un mio pensiero: alcuni docenti universitari stanno sollevando lo stesso dubbio, chiedendosi cosa abbia senso insegnare oggi a dei ragazzi per prepararli al mondo del lavoro, se nessuno sa davvero come sarà quel mondo tra cinque anni.
In un campo che si muove a questa velocità, secondo me conta molto di più mettersi subito a studiare, testare e lavorare sul campo, restando pronti ad aggiornarsi in continuazione, piuttosto che chiudersi in un percorso rigido pensato per un mondo che nel frattempo sarà già cambiato.