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Intervista · 27 luglio 2026

Intervista a Valeria Malacasa

Divulgazione, formazione ed educazione all'accessibilità digitale: la cultura dell'inclusione oltre i tecnicismi.

con Valeria Malacasa

Ritratto di Valeria Malacasa a mezzo busto: guarda in camera con le braccia conserte e sorridendo, indossa una maglia nera sobria, sfondo sfumato viola.
Ritratto di Valeria Malacasa a mezzo busto: guarda in camera con le braccia conserte e sorridendo, indossa una maglia nera sobria, sfondo sfumato viola.

Autrice del libro "Switch On: Accessibilità", divulgatrice e formatrice. Dedica il suo lavoro a diffondere la cultura dell'inclusione digitale, aiutando designer, sviluppatori e professionisti a comprendere il valore dell'accessibilità e a superare l'approccio puramente burocratico.

Redazione: Ciao Valeria! Come ti descriveresti in poche parole e qual è il focus principale della tua attività oggi?

Valeria Malacasa: Sono una web designer e UX/UI designer, lavoro in una software house realizzando siti web e prototipi grafici per aziende private, professionisti ed enti della Pubblica Amministrazione Italiana.

Mi concentro molto su esperienza utente, accessibilità e performance, e fuori dal lavoro in azienda divulgo le mie conoscenze ad altri professionisti, sia attraverso LinkedIn che attraverso il progetto Switch.

Oltre la consulenza: la scelta di educare e divulgare

Redazione: Perché hai scelto di concentrarti sulla formazione e la divulgazione invece che sull'esecuzione operativa dei progetti?

Valeria Malacasa: L'esecuzione operativa la porto avanti ogni giorno nell'azienda per cui lavoro, mentre come progetto personale mi sono posta l'obiettivo di condividere ciò che so con altri professionisti.
Credo che oggi più che mai, con la democraticizzazione della AI e i tantissimi tool di web development low-code e no-code, sia fondamentale capire come realizzare prodotti digitali di qualità e utilizzabili da tutte le persone.

L'argomento di cui parlo più spesso è certamente l'accessibilità web, che oltre ad essere un requisito di legge è una forma di inclusione che, purtroppo, viene molto sottovalutata, anche snobata, perché c'è ancora molta ignoranza e pregiudizio sul tema.
Quando a inizio 2026 ho pubblicato i primi post di approfondimento, ho subito ricevuto un riscontro positivo dalla community di LinkedIn, così ho capito di avere qualcosa di interessante e utile da raccontare. È da questa esperienza che è nato Switch, un progetto che inizialmente era solo una newsletter su LinkedIn e che oggi è anche un progetto editoriale, un canale YouTube - in fase di avviamento! - e molto altro.

Redazione: L'accessibilità viene ancora vista come un noioso obbligo di legge. Come si trasforma questa percezione in cultura aziendale?

Valeria Malacasa: Bella domanda! Non è un compito semplice, perché come fai notare l'accessibilità oggi viene vista solo come un obbligo, un adempimento formale. In realtà, l'accessibilità è per me una forma di rispetto nei confronti delle persone che useranno i siti che realizziamo, prima di tutto, sia persone con disabilità che non.
Io provo a diffondere questo mio pensiero e a combattere i pregiudizi sull'accessibilità web attraverso i miei canali, ma la strada da fare è ancora lunga!

Credo che le aziende dovrebbero investire di più in formazione specifica su questo tema, non solo per imparare le regole tecniche di accessibilità, ma soprattutto per prendere coscienza della sua importanza e dei danni che può fare un sito web non accessibile.
Solo così è davvero possibile creare un web - e, più in generale, un mondo - più equo.

Redazione: Nel digital marketing ci si dimentica spesso dell'accessibilità. Qual è la mancanza di consapevolezza più grande che vedi nei professionisti?

Valeria Malacasa: Uno degli argomenti più importanti nel digital marketing è probabilmente il neuromarketing, e la sua applicazione nel web design può avere ripercussioni negative sull'accessibilità. Un esempio classico è il copywriting.

I testi persuasivi sono ottimi per aumentare il tasso di conversione, ma spesso vengono inseriti in posti dove invece serve chiarezza, come le CTA. Pensa a un bottone che, se cliccato, ti porta in una nuova pagina con un form da compilare per richiedere una demo. Se in quel bottone scrivi "Vai al form di richiesta demo" o "compila il form per richiedere una demo", l'utente capisce cosa succederà una volta cliccato il bottone.

Se invece scrivi qualcosa del tipo "Ottimizza il tuo business ora" o "Fai svoltare la tua carriera", le persone non avranno la minima idea della funzionalità che sta dietro quel bottone. Un'altra problematica è legata alle offerte a tempo, in cui si concedono pochi minuti all'utente per compiere una certa azione, facendo leva sull'urgenza.

Anche questa tecnica funziona molto bene per migliorare il tasso di conversione, ma può creare barriere all'accessibilità ed è anche vietata dalle WCAG.

Ho un po' semplificato naturalmente, ma il concetto è che il neuromarketing punta a persuadere l'utente a fare qualcosa, usando pattern non sempre limpidi, mentre l'accessibilità ha lo scopo di rendere tutti i contenuti perfettamente comprensibili e fruibili a tutte le persone.
Come puoi immaginare, parliamo dunque di due obiettivi molto diversi e spesso incompatibili.

"Switch On: Accessibilità": il libro come guida culturale

Redazione: Cosa ti ha spinta a scrivere Switch On e a chi si rivolge principalmente?

Valeria Malacasa: "Switch on: Accessibilità" è il primo libro della collana "Le guide di Switch". Lo scopo è creare una serie di manuali pratici, con informazioni immediatamente applicabili, per web designer e web developer di ogni livello.

Credo che uno dei maggiori ostacoli che impediscono a web designer e web developer di approcciare l'accessibilità sia la percezione che sia troppo difficile e ampia, e quindi si preferisce lasciar perdere oppure delegare a figure specializzate. È soprattutto per questo che ho scritto il libro, per creare uno strumento di facile fruizione, che avvicinasse i professionisti al tema senza "spaventarli" e riducendo la fatica il più possibile.

Redazione: Qual è l'errore concettuale più diffuso che noti in chi inizia a progettare un sito o un'applicazione?

Valeria Malacasa: Forse l'errore più grande è pensare che tutte le persone utilizzino un device esattamente come lo usiamo noi, senza tenere conto che esistono persone cieche, sorde, dislessiche, daltoniche ecc...

Per questo dico sempre che per fare accessibilità non bisogna partire dagli ARIA o dal contrasto colore, ma dall'empatia.

Progettare in maniera accessibile significa tenere a mente i bisogni di tutte le persone fin dall'inizio di un progetto, sia che si tratti di un sito web, sia che si tratti di una strada, un palazzo o un mobile, e significa soprattutto farsi delle domande! Infatti, da web designer, credo che non sia importante conoscere a memoria tutte le regole di accessibilità e tutte le tecniche necessarie, ma piuttosto farsi sempre delle domande: "come fa una persona cieca a usare questo componente?", "Questo testo è abbastanza leggibile per chi è dislessico?".

Redazione: Cosa cambia nel lavoro di un team quando l'accessibilità viene integrata fin dall'inizio e non "incollata" alla fine?

Valeria Malacasa: Gli aspetti positivi di un approccio di questo tipo sono principalmente due: risparmio di tempo e qualità del sito web.

Il risparmio di tempo è notevole, perché applicare le regole di accessibilità mentre si sta progettando o scrivendo codice è molto più veloce che doverlo fare alla fine, quando il sito è già stato completato e bisogna "spaccare" dei pezzi di codice o di design per adattarlo.

Normative, strumenti e impatto reale

Redazione: L'European Accessibility Act spaventa molte realtà: le aziende stanno capendo il valore dell'inclusione o cercano solo di evitare sanzioni?

Valeria Malacasa: Secondo me siamo ancora lontani dal far capire alle aziende il valore dell'inclusione!

Le persone che dirigono le aziende hanno obiettivi di business ben precisi, e il ROI dell'inclusione non è abbastanza appetibile. Può apparire cinico, ma purtroppo questa è spesso la realtà. La nuova normativa certamente ha dato una bella spinta, perché ora i siti web interessati dall'obbligo di accessibilità sono molti di più e il rischio di sanzionamento è reale, ma non mi faccio illusioni: la strada da percorrere è ancora lunga.

Redazione: I tool di verifica automatica bastano davvero per definire un sito "accessibile"?

Valeria Malacasa: Assolutamente no! I tool automatici sono certamente fondamentali e molto utili, perché fanno dei controlli oggettivi al codice che, altrimenti, porterebbero via moltissimo tempo.

Ma questo non basta, perché molti altri aspetti richiedono invece l'intervento manuale di una persona esperta, che utilizzi l'interfaccia con tastiera, screen reader e altre tecnologie assistive e modalità di navigazione alternative. Inoltre, ricordiamo che i tool automatici possono dare falsi positivi.

Redazione: L'Intelligenza Artificiale aiuta ad abbattere le barriere digitali o rischia di crearne di nuove?

Valeria Malacasa: Sul tema ci sono molte opinioni, ma in generale possiamo dire che l'uso dell'Intelligenza Artificiale spesso crea barriere digitali, perché addestrata su siti web non accessibili e perché usata da persone che non sono esperte di accessibilità. Personalmente, trovo utile usare l'IA per scrivere pezzi di codice limitati a singoli componenti dell'interfaccia utente, ma devo sempre verificare che il codice sia accessibile.

Dunque in generale ti direi che l'IA può essere un valido aiuto o un grosso ostacolo all'accessibilità, dipende da come la si utilizza. Ma questo vale praticamente per qualunque uso dell'IA.

Insegnare l'accessibilità al mercato di domani

Redazione: Qual è la sfida più grande quando si deve insegnare l'accessibilità a chi fa già questo lavoro da anni?

Valeria Malacasa: Qualsiasi professionista, con il tempo, sviluppa un proprio metodo di lavoro. Anche nel nostro mestiere, in cui le tecnologie e i trend cambiano continuamente e ci si deve adattare di anno in anno - a volte di mese in mese -, è inevitabile mantenere dei capisaldi difficili da smontare.

Riguardo l'accessibilità web, chi non l'ha mai affrontata nella mia esperienza tende a vederla come una montagna insormontabile o un qualcosa da delegare ad altri, perché troppo difficile o troppo lontana dal proprio metodo di lavoro.

Quando parlo di accessibilità a designer e soprattutto a developer, ci tengo sempre a far presente questo: le tecniche di accessibilità sono molto più semplici di quanto si creda e a volte basta uno sforzo minimo per avere grandi risultati. Non è sempre facile, ma ci provo!

Redazione: Se potessi eliminare un singolo falso mito sull'accessibilità digitale, quale sceglieresti?

Valeria Malacasa: Il pregiudizio più pericoloso, secondo me, è che l'accessibilità riguarda poche persone. Questo perché si pensa sempre che sia rivolta a persone cieche, sorde o epilettiche, ma la platea di persone che possono giovare di un'interfaccia accessibile è molto più ampia, perché riguarda anche:
- dislessia e DSA in generale
- disturbi dello spettro autistico
- neurodivergenze
- disabilità situazionali (es. sto tenendo in braccio un bambino e usando lo smartphone con la mano sinistra)
- disabilità temporanee (congiuntivite, infezione all'orecchio, dolore articolare...)

E questi sono solo alcuni esempi. Un altro motivo per cui questo pregiudizio mi ferisce molto è che è una forma di abilismo, in quanto sottintende che una persona con disabilità valga meno di mille o centomila persone senza disabilità, come dire: "Pazienza se un centinaio di persone cieche non possono usare il mio sito web, tanto ne ho altre centomila non cieche che possono usarlo".

Questo è un ragionamento difficile da scardinare ma pone barriere insormontabili, perché radicate nella coscienza delle persone.

Redazione: Qual è il primo passo concreto che suggerisci a chi vuole iniziare oggi a formarsi su questi temi?

Valeria Malacasa: Il mio libro può essere un valido aiuto, soprattutto per chi muove i primi passi nel campo dell'accessibilità web, perché spiega le regole essenziali per rendere i siti web accessibili, in modo semplice e fruibile.

Ci sono poi molti altri libri pratici, sulle normative e completi, scritti da autori eminenti come Roberto Scano. Certamente, un passaggio imprescindibile è studiare le WCAG direttamente sul sito ufficiale di W3C.